noviembre 11, 2007

Contrato de esclavitud & Titulo de dominio








Contratto feticista

Non era la prima volta che cadevo nella tentazione di rispondere ad uno di quegli avvisi della pagina feticista. Avevo sentito alcune storie di amicizie che erano riuscite a far innamorare qualche eccentrico milionario del primo mondo. Siccome per me si stava già facendo tardi, e non potevo competere con gente giovane, dovevo sfruttare qualche vantaggio comparativo, come si è soliti dire nel mondo della macroeconomia, così pensai al feticismo. Non mi erano mai piaciute queste pratiche, non perché le consideri aberranti, o peggio, non ho questo tipo di pregiudizi. Piuttosto le mie ragioni suggeriscono il contrario. Le trovo tremendamente noiose. Una volta acconsentì a partecipare ad una festa feticista in seguito alle insistenze di un amico. Dico festa ma è un tipico eufemismo, voi già sapete a cosa mi riferisco. Si trattava di una coppia di gringos che viaggiavano di paese in paese per questioni di affari e incidentalmente ne approfittavano per divertirsi con la gente del posto, che gli appariva tremendamente esotica. So che tutto la storia della festa potrebbe sembrare tremendamente inquietante, e non per niente aveva acceso i miei interessi, però la realtà non era nemmeno una pallida imitazione di ciò che potevo immaginare nelle mie fantasie. Arriviamo con il mio amico, un ragazzo dei più comuni, all’indirizzo che gli avevano dato. Era un edificio posizionato proprio al limite delle comunas di Providencia e Las Condes. Il portiere non ci guardò in nessun modo particolare. È un buon segno, pensai. Fino a quel momento, il mio timore più grande era che la misteriosa coppia nordamericana fosse in realtà una coppia di psicopatici. È risaputo che nei paesi sviluppati la gente ha già provato di tutto. Per un verso ciò è un bene, perché hanno completamente perso la capacità di stupirsi e nulla gli sembra fuori luogo. Il male è che alcune persone pensano di poter scoprire nuove ed ancor più sofisticate maniere per ravvivare la loro sessualità, e sognano di sperimentare una volta in più la sensazione dell'ignoto. È lì che nascono gli psicopatici. Io mi sono sempre chiesto perché in Cile non esista quella proporzione di psicopatici che invece si può ritrovare nei paesi industrializzati del nord, e credo che l’unica risposta possibile sia quella che io stesso ho trovato. Altrimenti in che altro modo si spiegherebbe la necessità di assassinare i partner sessuali o di avere rapporti con loro una volta morti e mangiarsi alcuni loro parti, e per non parlare di tutte le possibili variazioni offerte dalla tecnologia digitale e dagli accessori in latex. Sicuramente anche qui in Cile è accaduto qualche episodio simile in apparenza, come il rumoroso caso del Tila . La comparazione non può che essere inutile, credo che la spiegazione in questo caso sia piuttosto la bestialità, la povertà e la mancanza di educazione, sono ben lontane le motivazioni sofisticate tipiche delle grandi megalopoli. Avete visto? Mi sono perso nuovamente nelle mie divagazioni, e quasi dimenticavo quanto vi stavo raccontando di questa festicciola a cui mi portò il mio amico. Se riprendo nuovamente a divagare avvisatemi, così taglio, è che, mentre vi raccontavo, mi sono chiesto se valesse davvero la pena di raccontarvelo.
Come vi ho già detto, mi sentivo un poco spaventato a causa di tutte queste idee che in quel momento mi giravano per la testa, tra le quali le disquisizioni sulle differenti motivazioni che conducono ad un assassinio. È comunque vero che ormai non vi era più nulla da fare, dato che la decisione era già stata presa e ci ritrovavamo lì, sulla porta dell’appartamento dove si sarebbe fatta la festa di cui già sapete.
Entriamo nell’appartamento e vi erano le luci spente, era uno di quegli appartamenti ammobiliati di due vani che si affittano per periodi stagionali. A questo punto avevo già tratto delle conclusioni, pensavo che se io fossi uno psicopatico a cui piace assassinare i propri partner sessuali, o se fossi uno di quei produttori di film pornografici dove si verificano assassini reali, non lo farei nel mio paese. Cercherei un paese dove la vita delle persone non valga troppo e in cui ci sia un sistema di polizia brutale ed una giustizia precaria, che avrà sempre fiducia nell’innocenza di chi ha più risorse per difendersi, e di chi può contare sugli avvocati migliori. Se loro fossero stati ciò che sospettavo, si sarebbero trovati nel posto giusto, comunque cercai di tranquillizzarmi. Io ed il mio amico avevamo lasciato un messaggio nella sua stanza, nascosto nel cassetto del comodino, il quale diceva che se fossimo scomparsi in strane circostanze, era perché eravamo andati ad una festa all’indirizzo dove ci trovavamo in quel momento, e che sicuramente eravamo in pericolo. Inoltre ognuno di noi aveva con sé un temperino nascosto nel portafoglio. Io non so se fossi stato capace di pugnalare, o perlomeno di minacciare qualcuno, ma l’idea di avere un piano d’emergenza ci dava un po’ di tranquillità. Quando tutto finì, ci veniva da ridere ricordandoci di essere stati così diffidenti nei confronti di questo paio di gringos. Come già vi ho detto, la porta era mezza aperta ed entrammo.
È uno stereotipo molto diffuso quello degli omosessuali nordamericani, uomini belli, alti, atletici e caucasici, di etnie sempre migliorate dalla buona alimentazione e dallo sport, ma la realtà è abbastanza lontana da tutto ciò e lo potemmo comprovare personalmente. Entriamo nella stanza e la prima immagine fu quella di un paio di sederi che, puntando verso la porta, si muovevano come due pesche pelose dondolanti da un ramo di un albero. Tutti foderati da cuoio nero, tranne che per i glutei resi visibili dall'attento taglio dei pantaloni. Uno dei gringos si lanciò sul mio amico e l'altro su di me, ed iniziarono a toglierci le scarpe. Per rendere le cose più facili pensai di togliermi da solo una delle scarpe, però la mano all'erta di quel gringo me lo impedì. Era già passato un bel po' di tempo e ci ritrovavamo scalzi, e sembrava che i gringos non avessero il minimo interesse di spingersi oltre. Si rotolavano per terra sotto i nostri piedi e passavano la loro lingua su di loro e sulle scarpe. Capì perché il mio amico aveva così tanto sottolineato quanto era importante venire con delle scarpe vecchie. Di fronte ad una scena simile avevo già perso tutto l'entusiasmo. Uno dei tipi diceva qualcosa che non capì perché non parlo inglese. Chiesi spiegazioni al mio amico e disse che volevano che gli prendessimo a calci il posteriore e che li insultassimo. Fortunatamente conoscevo un paio di volgarità in inglese. I gringos si rotolavano per terra e continuavano ad essere ossessionati dai nostri piedi. Io già iniziavo ad annoiarmi, e mi sentivo tremendamente strano insultando questo paio di sconosciuti, però pensai che ormai mi ritrovavo lì e non sarebbe stata buona educazione andarsene a questo punto. Pensai che sarebbe stato meglio aspettare che tutto terminasse, ma tutto in quel momento sembrava ritardare troppo. Totalmente annoiato mi resi conto che quei gringos sembravano uomini di pongo, i loro corpi sembravano essere fatti di un solo pezzo, senza divisioni tra le gambe, il tronco e la testa. Dopo rivolsi la mia attenzione al disegno floreale della tenda. Era divertente pensare a quella ambientazione dallo stile così internazionale. Pensai a quanti luoghi uguali a quello ci potrebbero essere in giro per il mondo. Mi accorsi che lo stesso motivo floreale si ripeteva per quindici volte lungo la finestra ed in alcuni punti coincideva con la linea delle barre di protezioni che erano poste sulla stessa, però quasi in tutti coincideva in modo diverso. Mi accorsi anche che nell'angolo dei fiori si formava un'ombra che sembrava un volto visto di profilo. Prima pensai che era il volto di Pablo Neruda, però pensai che guardandolo in un altro modo, cambiando il punto di vista, si poteva vedere il volto di una donna asiatica che rimaneva occulto. Parve che i gringos si fossero resi conto che mi ero distratto perché insistevano affinché li prendessimo a calci con più forza e volevano anche che restassimo immobili su di loro . Io avevo già afferrato un ritmo costante, come se stessi seguendo la melodia di una canzone di una pubblicità della televisione, che io odiavo, però ti si attaccava addosso al punto che non riuscivo a togliermela dalla testa, e molte volte, mi scoprivo a riprodurla battendo le mani su un qualche tavolo e sulle mie stesse gambe. Adesso con i gringos era più o meno la stessa cosa. Ogni tanto gli dicevo qualche volgarità parlando tra i denti. Per non farlo sembrare un atto così meccanico, mi preoccupai di dare qualche colpo più forte senza preavviso, ciò mi permetteva anche di alterare il ritmo che seguivo.
Dopo di un bel po', sembrò che tutto era finito. Insieme al mio amico mi rimisi le scarpe, mentre uno dei gringos accendeva un televisore in cui si poteva vedere un gruppo di attori porno vestiti uguale a loro. Ci salutammo e andammo via.
Rimasi a pensare a mille cose. Da una parte l'esperienza, nonostante fosse stata abbastanza noiosa, mi aveva cambiato completamente la prospettiva delle cose. Come già vi ho raccontato, io avevo sempre nutrito qualche diffidenza nei confronti delle pratiche feticiste. Le avevo sempre relazionate con psicopatici assassini, però adesso mi rendo conto che non era così, ed anche che il sesso feticista può essere ancora più semplice del sesso convenzionale. Tutto ciò era ideale per i miei piani, per riuscire in qualche modo ad andare a vivere in un paese sviluppato.
Chiesi al mio amico tutto quello che sapeva sul tema, e mi raccontò che all'interno del mondo sado, o feticista, esisteva anche la possibilità di formare una coppia stabile, però per questo tipo di relazioni la cosa più importante era firmare un contratto. Esistono accordi e contratti molto particolari, dato che non si stabilisce mai una relazione tra uguali, sempre tra padroni e schiavi. Questo amico aveva studiato diritto, e mi spiegò che aveva avuto l'opportunità di leggere centinaia di versioni diverse di questo tipo di contratto, in maggioranza molto simili, e dove si trovano sempre:

Particolarità rispetto alle attività, limitazioni o castighi per un sottomesso;

È anche facile trovare dei dettagli rispetto ai dominanti. Per esempio, si esige la totale lealtà dello schiavo verso il suo padrone (1), lo schiavo non potrà per nessun motivo relazionarsi con un altro padrone o schiavo senza il consenso del padrone, sebbene quest'ultimo può farlo senza doverlo informare (2). In altri articoli del contratto si può determinare che lo schiavo attenda, con biancheria intima femminile o totalmente nudo con le gambe aperte e lo sguardo basso, il padrone (3). O che lo schiavi porti il collare e la cinghia che il padrone gli ha imposto, con o senza gli stivali (4). Nei casi più estremi si esige che lo schiavo non possa convivere con persone estranee all'ambiente sado, non importa se di sesso maschile o femminile, per tutto ciò è richiesto il permesso del padrone (5). O che attendi immobile in ginocchio o in piedi, ornato di accessori (6), come potrebbe essere un succhiotto in bocca o uno modello anale ben fatto (7). Se non lo fa può ricevere duri castighi, frustate, umiliazione verbale o la sospensione della sessione.

Non sono poche le volte in cui oltre alla totale lealtà, lo schiavo dipende sotto ogni aspetto dal suo padrone, che si prende cura delle sue necessità, le quali possono essere di tipo educativo, alimentare, lavorative o abitative. Non mancano quelli che oltre a compiere le attività sessuali-affettive, sono tenuti a realizzare lavori di altro tipo per il proprio signore, come occuparsi di fare la spesa o di preparare i pasti, lavare e stirare gli indumenti, prestare attenzione al buon funzionamento degli elettrodomestici e delle installazioni elettriche, dell'acqua potabile o delle fogne o di pulire la casa.

Avevo voglia di sperimentare qualcosa del genere, però allo stesso tempo sentivo di fare un passo in avanti nel mio desiderio e di retrocedere di due o tre nei miei timori. Il mio amico mi raccontò che vi erano anche casi estremi, che alcune pratiche si erano prestate per ogni tipo di abuso, come il caso del padrone che dipende totalmente dallo schiavo. Cosa vuol dire? Che devi dare la tua vita al padrone, il tuo salario, i tuoi beni affinché li amministri, devi lavorare per lui in ciò che vuole, anche prostituendoti in strada. Non hai il diritto di pensare e dipendi totalmente dalle sue decisioni, considerando che questo, come tutto il resto, è accettato coscientemente, attraverso il consenso di entrambe le parti, che arrivano a firmare un contratto, con padrini e testimoni, che avallano il fatto. Di fronte alla mia faccia dubbiosa, mi dichiarò che queste ed altre cose peggiori sono reali, succedono e mi disse che perfino lui ne era stato testimone. Mi disse che si doveva stare molto attenti perché non mancavano gli sprovveduti che vendevano o intestavano le loro proprietà al “padrone”, il quale subito dopo spariva con il bottino. Non si potevano scartare neppure le necessità insoddisfatte di quelli con tendenze suicide o desideri di essere ucciso, c'è di tutto, sebbene mi disse che non sono comuni questi casi, però in ogni modo si deve stare sempre allerta.

Io, come già vi avevo detto, non so che pensare. Per questo ho chiesto informazioni al mio amico ed ho cercato innumerevoli pagine nel web. Prima era più facile sapere quando ci si poteva fidare di qualcosa e quando no. In questo caso è molto più credibile la televisione. Su Internet uno non sa mai se è al sicuro o se è stato ingannato.

Il mio piano prende come antecedente quanto vi ho raccontato prima. Da un paio di mesi sono entrato in contatto con un europeo tramite una di quelle pagine feticiste. Dice di essere tedesco, però vive a Barcellona. Ha molta voglia che io vada lì come suo schiavo. Per me è una enorme possibilità per cambiare vita e addirittura, se ho un po' di fortuna, per ottenere il permesso di soggiorno definitivo per la Spagna, però mi fa anche un po' paura. Helmut, questo è il suo nome, mi ha mandato un contratto in spagnolo affinché non abbia alcun dubbio. Ha detto che una volta firmato mi manderà il biglietto e un po' di soldi per le spese, però non so cosa pensare. Qui c'è il contratto. Io l'ho già letto varie volte e devo confessare che ogni volta che lo faccio ho una erezione persistente che non smette fino a quando non soddisfo da solo questo desiderio, mentre scorro ogni pagina sulla mia pelle e immagino tutte queste cose fino a quando non perdo il controllo, e alla fine mi ritrovo con il contratto tutto macchiato, e devo stamparlo nuovamente per poterlo leggere un'altra volta.











*Contratto di schiavitù*
*e*
*Titolo di proprietà*

xxxxxx nel X del XXX del 2XXX, io xxxxxxxxxxxxxx, nel pieno uso delle mie facoltà fisiche e mentali, con tutti gli effetti derivanti,

DICHIARO:

I)Che in modo libero e volontario assumo la mia condizione di schiavitù, offrendomi e consegnandomi, essendo acquisito dalla persona portatrice del presente documento, che sarò sempre obbligato ad obbedire e rispettare ciecamente.

II)Il possesso di questo documento accredita la mia appartenenza alla persona che lo mostri, senza necessità di previa notificazione o spiegazione di alcun tipo. Il possessore del presente documento potrà esercitare su di me, in modo indefinito, tutto il suo potere e dominio nella forma e nel modo che si specifica nel presente contratto di schiavitù.

III)Lo schiavo manterrà questa condizione di sottomissione durante le 24 ore del giorno ed i sette giorni della settimana, senza poter ritornare alla sua condizione di persona libera, a meno che non lo decida il Proprietari/a.

IV) In virtù del presente contratto, chi dichiara assume:

1.- Che il suo corpo e la sua volontà non gli appartengono e sono proprietà del possessore di questo documento, accettando con naturalezza il dominio e gli ordini di chi accredita con questo certificato il proprio legittimo diritto di proprietà.

2.- Che lo schiavo può essere legato, imbavagliato, rinchiuso e domato per il miglior godimento del suo/a proprietario/a, per cui si impegna a dare il massimo piacere possibile.

3.- Sopportare trattamenti umilianti e vessatori applicati dal/la suo/a padrone/a o da una persona autorizzata dallo/a stesso/a, in pubblico o in privato, e a servirli con lavori domestici o di servitù.

4.- Sopportare qualsiasi tipo di castigo fisico o di tortura del/la proprietario/a o di una persona autorizzata

5.- Cedere il proprio corpo a chi gli è stato ordinato dal/la proprietario/a con l'unico fine di procurare piacere

6.- Accettare, se così gli fosse ordinato, di essere ceduto, venduto, affittato, prestato, condiviso, prostituito o trasmesso dal/la suo/a proprietario/a o da una persona autorizzata dallo stesso.

V) A chi dichiara è proibito espressamente:

1.- Parlare senza autorizzazione.

2.- Ottenere piacere sessuale senza il permesso del suo possessore.

3.- Negare o resistere al dominio del suo proprietario/a.

4.- Non anteporre le parole “Padrone/a”, “Signore/a”, “Dio/a” alle frasi che gli è permesso abbozzare.

5.- Rifiutare i vestiti, abiti, o forme di vestire che gli si ordina di usare.

6.- Opporsi ai desideri del/la suo/a padrone/a o persone autorizzate dallo stesso.

7.- Usare biancheria intima, salvo previa autorizzazione del suo proprietario/a.

8.- Effettuare qualsiasi azione di propria volontà, come urinare, defecare, lavarsi, rasarsi, scrivere, dipingere, leggere o truccarsi, salvo previa autorizzazione del/la suo/a padrone/a.

VI) La mera possessione di questo documento accredita davanti a chi dichiara la proprietà di chi lo esibirá, nel caso fosse un nuovo/a padrone/a dovrà scrivere alla fine del presente contratto, la data di acquisizione, insieme alla parola “trasmissione” e la firma del precedente proprietario/a.

Non sarà necessaria la comunicazione o il consenso previo di chi dichiara. Il nuovo possessore si sostituisce in tutti i diritti all'anteriore, con totale indipendenza dalla volontà del sottomesso, il quale dovrà dedicarsi con uguale o maggiore obbedienza e sottomissione al suo nuovo possessore.

VII) La durata della situazione di schiavitù è indefinita e cesserà soltanto quando il/la legittimo/a proprietario/a del dichiarante, gli comunichi la sua situazione di libertà, distruggendo questo contratto. Affinché la liberazione si produca non è necessario il consenso di chi dichiara.

VIII) Trascorso il periodo di iniziazione e apprendimento, chi dichiara potrà essere marcato a fuoco sulla coscia, culo o zona genitale con un piccolo segno che faciliti la sua identificazione e gli ricordi la sua condizione di sottomissione. Tale segno non supererà in nessun caso i cinque centimetri di diametro e potrà consistere in qualsiasi motivo scelto dal/la proprietario/a. Il cambio di proprietà supporrà necessariamente il rimarcare l'animale posseduto.

IX) Con la finalità di facilitare la trasmissione, in questo caso, il/la proprietario/a potrà esibire chi dichiara davanti a possibili interessati all'acquisizione dell'animale, o effettuare cessioni temporanee nel periodo di prova.

X) Il diritto di proprietà che si viene a costituire su chi dichiara non contiene nessun tipo di limitazione, salvo l'obbligo del proprietario/a di conservare l'animale che gli appartiene in buone condizioni, senza deteriorare la proprietà. Niente, assolutamente nient'altro, sarà proibito al/la Padrone/a e Signore/a della bestia o alle persone autorizzate dallo stesso.

XI) Dal giorno della data e per il solo fatto di apporre la propria firma a questo documento, chi sottoscrive acquisisce la condizione di mero essere con vita o strumento di piacere senza diritto e volontà, a favore del legittimo possessore del presente contratto, che gli assegnerà un nuovo nome consona alla sua nuova condizione.

XII) A causa della Società in cui ci ritroviamo, si rende necessario un grado di sottomissione secondo le seguenti circostanze, questi gradi sono i seguenti:

*primo grado: lo Schiavo si comporterà in modo normale nella Società, senza esibire marchi o elementi che denotino la sua mancanza di libertà, e utilizzando il vocabolario proprio della vita quotidiana, dovendo sollecitare al/la Padrone/a soltanto in privato l'esecuzione delle azioni, di qualsiasi indole esse siano.

*secondo grado: lo Schiavo si comporterà nello stesso modo che al primo grado, però portando al collo il collare impostogli dal/la suo/a Proprietario/a, ed a seconda delle circostanze potrà nasconderlo dalla vista di altre persone

*terzo grado: lo Schiavo si comporterà nello stesso modo dei due gradi precedenti, però in questo caso il collare o i marchi saranno visibili a terzi e per realizzare delle azioni dovrà chieder il permesso al/la suo/a Proprietario/a, tanto in pubblico come in privato, in particolar modo quando si svolgano in pubblico.

*quarto grado: lo Schiavo si sottometterà a tutte le clausole del presente documento, tranne che in pubblico.

*quinto grado: lo Schiavo si sottometterà a tutte le clausole del presente documento, tanto in privato come in pubblico.

XIII) Sarà il/la Padrone/a a decidere quando e come applicare i gradi segnalati anteriormente, potendo certamente variare a suo piacimento le parti che gli interessano.

XIV) Quando il Padrone/a e lo Schiavo si trovano da soli nella abitazione si applicherà sempre il quinto grado, mentre quando lo Schiavo uscirà, da solo o in compagnia, si ritroverà in un grado deciso dal Padrone/a, e quindi l'animale assumerà i tempi ed gli ordini che il Padrone/a gli ha comandato.

Clausola finale: Viene rilasciata soltanto una copia del presente documento ad uso del/la primo/a proprietario/a e dei successivi, nella data di inizio segnalata, senza che sia necessario rilasciare una copia per chi l'accetta.

Io, davanti a xxxxxxx, da questo momento prendo come nuovo nome quello di SCHIAVO, ed una volta domandato al/la mio/a nuovo/a Padrone/a, ACCETTO tutti ed ognuno dei termini, obblighi e proibizioni contenute nelle pagine che precedono quest'ultima, che firmo insieme alla presente, senza effettuare alcuna obiezione, diventando da questo preciso istante proprietà di chi entra in possesso di questo contratto, che riconosco espressamente come mio/a Proprietario/a, Signore/a e Dio/a e a cui giuro e prometto di obbedire in modo assoluto, a tutti i suoi ordini e desideri, senza alcuna obiezione e resistenza.

Firma dello schiavo:




Texto, Gustavo Barrera,
traduccion, Carlo(Lech Ho)Tartivita,
ilustraciones, srta. Jessica(ssi)Espinoza.
8pg, 21x27, b/n, fotocopia.
Primera edicion 2006.
Cartagena Cile.